sabato 16 febbraio 2008

Gli schieramenti a confronto

Rispetto alle precedenti elezioni gli schieramenti sono molto variati. Quelle che erano state le due grandi alleanze, nel 2006 e prima, subito si sono estinte, ed i partiti al loro interno sono stati protagonisti di grandi mutazioni. Tendenza generalizzata è la scomposizione da due a più alleanze, e l'accorpamento fra loro di forze politiche simili. All'elettore si presenta un quadro con un più vasto numero di schieramenti, ma al loro interno molto meno variegati ed anzi composti spesso da uno o due soli partiti con programmi unitari.
L'alleanza di centrosinistra L'Unione s'è conclusa con la caduta del governo Prodi, il 24 gennaio 2008, e le forze che la componevano hanno dato vita a varie nuove soluzioni. Nelle sue ceneri, il Partito Democratico ha deciso di fare a meno della quasi totalità degli ex-alleati sia per le elezioni del Senato sia per quelle della Camera; inoltre, il partito ha deciso che accetterà alleanze solo con i partiti che condivideranno integralmente, e senza riserve, il proprio programma elettorale. Unica alleanza mantenuta dal PD è quella con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, che manterrà il proprio simbolo nella corsa elettorale ma poi formerà gruppi parlamentari unificati con il PD. Anche i Radicali italiani propongono un'alleanza con il PD.
Altri quattro partiti (Rifondazione Comunista - Il Partito dei Comunisti Italiani - I Verdi - Sinistra Democratica) hanno colto l'occasione per unificarsi sotto l'unica lista di La Sinistra L'Arcobaleno candidando Fausto Bertinotti (presidente uscente della Camera) a Palazzo Chigi.
Il Partito Socialista, che ha sostenuto il Governo Prodi, è intenzionato a correre con il proprio simbolo e al momento per questo motivo sembra esclusa una coalizione con il Partito Democratico.
Intende presentarsi senza alcun alleato anche il Partito Comunista dei Lavoratori, nato da dissidenti di Rifondazione Comunista.
Altri partiti che avevano aderito all'alleanza per le elezioni del 2006 non hanno ancora annunciato la propria decisione su come presentarsi alle urne. Fra questi la Südtiroler Volkspartei e gli altri movimenti minori sorti dallo sgretolamento dell'Unione al Senato nel corso della legislatura (Movimento politico dei cittadini, Sinistra critica, Unione democratica). Quanto alle forze che hanno provocato la caduta di Prodi in Senato, è confluito nello schieramento opposto il gruppo di Lamberto Dini, mentre l'UDEUR, abbandonato definitivamente il campo del centro-sinistra, ha deciso di posizionarsi al centro ma deve ancora valutare possibili alleanze.
Per quanto riguarda il centrodestra, anche nel campo della ex-Casa delle Libertà lo scenario proposto agli elettori risulta mutato rispetto a quello del 2006. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini hanno deciso che i rispettivi partiti, Forza Italia e Alleanza Nazionale, si presenteranno sotto l'unica lista elettorale del Popolo della Libertà, cui la Lega Nord si associa in una forma di "federazione" territoriale, presentando le sue liste solo al Centro-Nord.
Mentre varie formazioni minori hanno già dato il proprio assenso all'ingresso nel Popolo della Libertà, come la DC per le Autonomie di Gianfranco Rotondi, i Liberaldemocratici di Lamberto Dini (fuoriusciti dallo schieramento di centro-sinistra) e Azione Sociale di Alessandra Mussolini, il movimento La Destra, in disaccordo con la strategia di Berlusconi di creare un partito unico, ha annunciato che intende presentare una propria lista e un proprio candidato premier. Il partito ha annunciato che raccoglierà le firme per la presentazione delle liste elettorali sia con i moduli Santanchè premier, sia con Berlusconi premier, sperando in una retromarcia del leader del PdL. Successivamente viene stretto un accordo col Movimento Sociale Fiamma Tricolore: i due partiti presenteranno liste uniche alle elezioni.
Anche all'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC), guidata da Pierferdinando Casini, era stato proposto di confluire nel Popolo della Libertà, prospettiva che l'UDC non ha condiviso: l'UDC quindi si presenterà indipendentemente, con un proprio candidato premier.
Il brusco ritorno di Casini su posizioni filo-berlusconiane, nelle settimane di consultazioni presidenziali, ha provocato una sciossione interna all'UDC: Bruno Tabacci e Mario Baccini hanno dato vita ad un nuovo movimento politico chiamato la Rosa Bianca, che correrà da sola alle elezioni, con un proprio candidato premier. Al progetto ha aderito anche l'ex sindacalista Savino Pezzotta. A seguito della scelta dell'UDC di correre da sola, la Rosa Bianca ha proposto un ricongiungimento.
Alcuni esponenti singoli del centrodestra, come Giuliano Ferrara che aveva nei giorni precedenti alla campagna elettorale esortato il paese a dibattere sull'opportunità di una moratoria sull'applicazione della legge sull'aborto, hanno intenzione di presentare una lista a «difesa della vita»

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